Omi

Omi

In yoruba, una lingua che si parla nell’Africa occidentale, Omi significa acqua. L’acqua vuol dire vita, e molte altre cose.

Annunci

Ovvio! Meglio la mamma!

Immagine

Ci tengo a precisare una cosa per me importantissima, parte integrante della mia identità non solo di bambolaia, ma di donna e di mamma. Non mi piacciono gli oggetti transizionali, e se qualcuno dovesse pensare che l’intenzione dei miei Pupini sia quella di dotare un cucciolo uomo di un oggetto di questo tipo, sappia che no, non è la mia intenzione.

Per chi non mastica tutti i giorni pane e pedagogia, ecco l’ottima definizione di Wikipedia del significato di queste parole oscure: Nello sviluppo infantile umano, un oggetto transizionale è un qualcosa, solitamente un oggetto fisico, che prende il posto del legame madre-figlio. Gli esempi più comuni includono bambole, orsacchiotti o coperte.

È un concetto introdotto da un pediatra e psicoanalista, Donald Winnicott che, per tantissimi altri versi mi piace molto! Anzi, moltissimo!

Torniamo a noi: un oggetto transizionale è quella bambolina, orsacchiotto, copertina di cui alcuni bambini non possono fare più a meno. Sarebbe una specie di “mamma sostitutiva” quando mamma non c’è. Leggo troppo spesso, vicino a una foto di un pupazzetto morbidoso adatto a bimbi molto piccoli, che sarà un ottimo compagno di gioco per il piccolo. Questo discorso mi va bene, ma solo dopo un tot di mesi, meglio un anno, dai. Alla fine dell’esogestazione, un bambino ha piacere di interagire con oggetti e col mondo, ma sempre attraverso e insieme alla mamma. O comunque a una persona umana che gli vuole bene.

Quindi a quel punto ben vengano le bamboline, copertine e tutto il resto (gli strumenti musicali fatti in casa, i sassi, le conchiglie, i fiori e i mestoli di legno… J ).

Nessuno però pensi che esistano magici oggetti in grado di far rimanere un bambino sereno e tranquillo, da solo, nella sua culletta. Mentre la mamma può fare altro. Un bambino piccolo non sa “intrattenersi da solo”, non “si annoia” e quindi un pupazzetto non può rompere la sua noia e intrattenerlo e farlo felice.

A me piacciono i bimbi portati addosso, che partecipano alla vita familiare. E quindi? Perché faccio i Pupini? Premetto che più che farli, a me piace insegnare a farli o farli insieme alla mamma. Mi piace che siano le mamme a cucirlo, comporlo, modellarlo, dargli il primo bacio, incontrare il suo sguardo per la prima volta. Ma se questo non è possibile, cerco di trascorrere del tempo con la mamma, tempo da dedicare all’immaginazione. Che, in parole povere, significa incontrare il proprio bimbo, come succede nei sogni, nel fantasticare ad occhi aperti. Serve a raccogliere intenzioni e benedizioni e canalizzarne l’energia in un oggetto che possa conservarla e ricordarla, in momenti successivi, di grande gioia o di grande fatica.

Il Pupino è un “luogo” speciale in cui incontrare la creatura che sta arrivando. Conoscerlo e interagire con lui prima che nasca. E’ lo stesso essere, la stessa creatura che stringeremo tra le braccia prima o poi.

Ma io mi chiedo: perché un bambino dovrebbe preferire un oggetto al legame madre-figlio? I bambini preferiscono la mamma, per il semplice motivo che è meglio la mamma, il suo tiepido seno, le sue tenere braccia. Non c’è oggetto stupendo o copertina meravigliosa, che possano degnamente sostituirla. Ecco il senso dei miei Pupini. Passiamo del tempo a incontrare i bambini che portiamo nel mondo. Conosciamoli da prima che nascano.

Un bambino, per quanto piccolo, non può essere ingannato. Sa benissimo che un pupazzetto, anche se odora di mamma, non è la mamma! Con buona pace dell’ottimo messer Winnicott.