Una particolare forma di meditazione

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Capitemi. Non credo che spiritualità abbia niente a che fare con la religione. Non sono una persona religiosa, non mi piace nessuna religione. Ma non riesco a rinunciare ad una dimensione spirituale nella mia vita. O, ancora meglio, nelle mie giornate. La mia dimensione spirituale è una cosa paradossalmente molto concreta, con degli ingredienti precisi e facilmente riconoscibili. Dentro c’è: tempo per me sola e qualcosa di bello da fare. Naturalmente, il telefono tace, il computer è spento. La musica invece, non credo che sia un elemento che rompa il silenzio. Aiuta, invece, a creare il silenzio nei pensieri. Culla e addormenta le tante (troppe) voci interiori non sempre gradite e gradevoli. E poi viene l’idea e le mani trovano il ritmo. Il tempo si ferma. La mente dorme accucciata sotto una copertina morbida. Ci spalancano le porte della mia anima e tutto viene invaso dalla fantasia, dai colori, dai pensieri robusti e salutari, dai ricordi belli. Il tempo che scorre fa lo stesso rumore dello scroscio di una corrente cristallina. Il respiro si fa largo e profondo. Non c’entra il lavoro, non c’entra il fare. Entrano in gioco il ricevere, le energie sottili, la liberazione, come una risata che ti scuote la pancia e ti lascia più leggera e col fiato corto. E alla fine di tutto rimane una bambola che ti guarda e ti sorride e partecipa della gioia e dell’armonia. Perciò, cara gente che continui a dire che è tempo di smettere di perdere il sonno dietro le bambole io rispondo che proprio no, non ne ho nessuna intenzione. Anzi.

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