Una particolare forma di meditazione

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Capitemi. Non credo che spiritualità abbia niente a che fare con la religione. Non sono una persona religiosa, non mi piace nessuna religione. Ma non riesco a rinunciare ad una dimensione spirituale nella mia vita. O, ancora meglio, nelle mie giornate. La mia dimensione spirituale è una cosa paradossalmente molto concreta, con degli ingredienti precisi e facilmente riconoscibili. Dentro c’è: tempo per me sola e qualcosa di bello da fare. Naturalmente, il telefono tace, il computer è spento. La musica invece, non credo che sia un elemento che rompa il silenzio. Aiuta, invece, a creare il silenzio nei pensieri. Culla e addormenta le tante (troppe) voci interiori non sempre gradite e gradevoli. E poi viene l’idea e le mani trovano il ritmo. Il tempo si ferma. La mente dorme accucciata sotto una copertina morbida. Ci spalancano le porte della mia anima e tutto viene invaso dalla fantasia, dai colori, dai pensieri robusti e salutari, dai ricordi belli. Il tempo che scorre fa lo stesso rumore dello scroscio di una corrente cristallina. Il respiro si fa largo e profondo. Non c’entra il lavoro, non c’entra il fare. Entrano in gioco il ricevere, le energie sottili, la liberazione, come una risata che ti scuote la pancia e ti lascia più leggera e col fiato corto. E alla fine di tutto rimane una bambola che ti guarda e ti sorride e partecipa della gioia e dell’armonia. Perciò, cara gente che continui a dire che è tempo di smettere di perdere il sonno dietro le bambole io rispondo che proprio no, non ne ho nessuna intenzione. Anzi.

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10 cose che impara chi fa le bambole

DSCN1865 1) la serietà del gioco

per un bambino, tutto è gioco e niente è per gioco. il gioco è la cosa più seria che un bambino si impegna a fare. Noi diciamo “è un gioco” ma loro giocano per diventare grandi.

2) la connessione

Che cosa rende una bambola somigliante alla persona per cui è stata creata? io non lo so. quel che so è che, per tutto il tempo del lavoro, al centro del mio pensare e del mio fare c’è la radice da cui ogni mia bambola nasce. Il resto viene da sé.

3) la cura

Lì dove si vede e lì dove non si vede, aver cura sempre. A partire dall’intenzione, dallo stato d’animo, ogni piccolo dettaglio fa la differenza. I millimetri, le frazioni di millimetro, i grammi, le minuzie. Non cedere alla fretta di fare, ma prendersi tutto il tempo per guardare, ammirare, e farsi anche dei complimenti! Curare anche sé stessi e innaffiare l’autostima. Anche questa è cura.

4) il tempo sospeso

Ago e filo. Foglio e matita. Lana e uncinetto. E il tempo si ferma. L’orologio si scioglie, minuti e secondi si fondono in una colata immobile. Il tempo della creatività è sacro, prezioso. E’ tempo che sana, che cura. Tempo sacrosanto, che non va contato.

5) il sorriso

se sorridi, il lavoro viene bene. Ogni cosa si aggiusta con un sorriso.

6) a riconoscere l’armonia

Ogni cosa contribuisce all’armonia del tutto. Ogni cosa dritta o storta. Ogni cosa semplice o meno. Morbida o aguzza. serena o dolorosa. Una bambola non avrebbe gli occhi se un ago lungo 12 cm non le trapassasse la testa da parte a parte.

7) ad aguzzare l’istinto

Se le mani non ci arrivano, ci pensa l’ago. Lo diceva mia nonna ed è vero. Il mio ago ha la stessa forma e gli stessi colori del mio intuito. lo chiamo quando le mani si confondono. Quando non è il sapere che aiuta. Quando la bambola ha sete di ispirazione.

8) ad andare avanti, comunque

E’ strano pensare che anche le cose più complicate sono fatte da molte piccole cose semplici. quando una bambola mi sembra complessa o una richiesta mi sembra difficile da incontrare, la suddivido in cose più piccole. cose che so fare, cose che mi piace fare, cose che non mi spaventano. passo dopo passo, punto dopo punto, filo dopo filo, nodo dopo nodo. La bambola nasce tra le mie mani. E la prima a stupirsi, sono proprio io.

9) e quando serve, arrendersi

Tante volte la mia idea, non è l’idea della bambola. Io la vorrei così o colà. Più questo o meno quello. Tanto di qua e poco di là. e invece lei ha un’altra idea. E così cominciano quei strani momenti, quelli in cui pensi: oh! ma va tutto storto! Fili di lino che tengono su aquiloni in volo si spezzano come fossero di ovatta, fili ordinatissimi si aggrovigliano, la matita non lascia il segno sulla stoffa. Ho capito che quello è il momento di arrendersi. Diventare solo un canale. Scegliere di ballare al buio. Con la consapevolezza che sta per nascere una bambola molto speciale.

10) a soffiare sul fuoco bambino

Se sai ridere e a piangere con tutto il corpo, manisfetare con gioia l’entusiasmo, ballare sotto la pioggia in un luogo affollato. Godere del tempo condiviso con chi ti ama. Allora, nulla potrà trattenerti dal baciare una bambola, dopo che ti ha regalato il suo primo sguardo.

Le coincidenze non esistono

 

 

 

ballerine

 

N. è una bambina bellissima. Lunghi capelli castano chiaro, alta. Sorride timidamente, presa in braccio come una bimba molto piccola, perché si è appena svegliata. Mi guarda di sottecchi dall’alto, stropicciandosi via ancora gli ultimi lembi del sonno pomeridiano. Quella bimba snella, timida e sorridente porta sulle spalle un grosso bagaglio, troppo grosso per chiunque, figuriamoci per lei, che è solo una bambina. Le donne che le stanno intorno mi indicano e le bisbigliano: lo sai che lei fa le bambole? Lo sguardo timido diventa presto curioso. Ho una borsa di tela con me. Grande e bitorzoluta. Comincia ad allungare lo sguardo, per cercare di spiare nella borsa, per vedere se è proprio vero quello che le stanno raccontando. La mia borsa di tela nera è proprio piena di bambole. Brava N. hai indovinato. Ci sono quelle che ho tirato su in tutta fretta, prima di mettermi in macchina per partire. Due mini doll delle mie bimbe, un doudou, un bellissimo neonato con gli arti snodabili e una bambola con lunghi capelli scuri e la frangetta. L’ho fatta a settembre, quando ho cominciato. E’ nata insieme a Giulia, la bambola della mia figlia maggiore. Sarebbe dovuta andare alla sua migliore amica appena partita per Roma. E poi, per diversi motivi, questa bambola non è mai partita, è restata in un sacchetto di stoffa, per non sciuparsi, un po’”orfana”. Le mie figlie non me l’hanno mai chiesta. Ogni tanto le facevano fare un giro sul passeggino o era invitata a una festa di compleanno tra bambole, ma poi questa bambola senza nome, tornava inesorabilmente nel suo sacchetto.Indossava un semplice vestitino color lampone. Nient’altro.

 

Ho aperto la borsa e le ho tirate fuori, una alla volta. Ma N. non aveva occhi che per l’orfanella. Questa è mia. Ha detto così e l’ha abbracciata. Ha scostato le braccia e la bambola è rimasta attaccata al suo collo. Si abbracciavano, si erano trovate. L’ha chiamata Sara, un nome antico che vuol dire principessa. Una vocina nella testa mi dice che quelle due creaturine sono grandi amiche. siamo d’accordo che le farò un piccolo guardaroba e le cucirò un vestito da ballerina. Sara è venuta al mondo per accompagnare N. in un contesto duro, spigoloso e tagliente. Spero che la morbidezza e il calore della lana di cui è fatta possano attutire ogni colpo. Spero che con i passi leggeri di una ballerina possa mostrarle come non rassegnarsi al brutto e ad avere sempre cura e rispetto per sé stessa. N. e Sara mi hanno ricordato tante cose. Una di queste, è che so fare i tutù, anche se non lo sapevo. La più importante, però, è che le coincidenze non esistono.

Come fare un Pupino: tutorial

Chi sa parlar bene li chiama doudou, ma a me piace chiamarli Pupini. Mia nonna le bambole le chiama Pupe. E queste sono bamboline piccole, tenere, buffe, adatte alle manine dei più piccoli. Devo dire però che riscuotono successo anche presso i bimbi più grandi e non solo. Ne o fatti per persone che custodiscono il loro bimbo interiore in un corpo “anagraficamente” cresciuto. 🙂

Per festeggiare i nuovi traguardi della mia pagina Facebook, voglio condividere con tutti la soddisfazione di realizzare il proprio Pupino. E’ molto semplice, non servono grandi conoscenze di cucito. Seguite il link e troverete quel che cercate. Tutorial Pupino

Di seguito, i cartamodelli: Pupino 2 Pupino_cartamodello

A chi vuole proverci, però, chiedo un solo, piccolo favore. Una foto di ciò che nasce sulla mia pagina: https://www.facebook.com/MiRaccontiUnaBambola

Per gioire con voi e per vedere i fratellini o cuginetti dei miei Pupini sparsi per il mondo. Grazie a tutti per essere qui con me a condividere la passione per le cose piccole, semplici e belle della vita. Piccole, semplici e belle, come un sorriso.

 

 

La ferita nascosta

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Come ognuno di noi, anche le bambole portano con sé, ben nascosta, una ferita. La loro è sempre nella testa, ben coperta dai capelli. La questione può sembrare che abbia aspetti esclusivamente pratici, ma non è così semplice. Non so se lo sapete, ma la testa di una bambola è composta da due parti: il sottotesta e “la pelle”. Una volta data la forma alla testa grazie a tanta bella lana profumata, a un sottile tubo di garza e a lunghi fili di lino molto resistenti, si prepara una specie di tasca con il jersey color pelle e si infila il sottotesta lì dentro. In una tasca chiusa in basso e aperta in alto. L’apertura, naturalmente deve essere cucita. Logico, no? Eppure no! Qualcosa mi sfugge, se no non sarei qui a quest’ora di notta a scrivere un post su questo argomento.

Il “cranio di lana” che va dentro, grosso modo, è sempre lo stesso, la tasca viene creata apposta per contenere quel sottotesta eppure, ogni volta, nonostante il numero e la qualità dei fattori rimanga invariato, il risultato cambia. Sempre. Una volta cucita la tasca, la chiusura, la sutura, la cicatrice è sempre diversa. Non c’è una bambola che abbia una chiusura uguale a un’altra. Specifico: non sono io che decido questa forma. La stoffa, naturalmente, non deve fare pieghe sulla faccia e per ottenere questo risultato devo assolutamente seguire il suo andamento. Assecondarla. Alcune hanno scelto una chiusura in tutto e per tutto simile alla “fontanella” dei neonati. Altre, invece, hanno preferito cuciture più lunghe e articolate, ampie, frastagliate come la linea di una scogliera sull’Oceano. I capelli coprono tutto, naturalmente, e questa ferita che nasce insieme alla bambola rimane nascosta. Come tutte le ferite importanti, quelle che nascono con noi o che ci fanno nascere nuovi in qualche aspetto. Quelle che determinano un cambiamento, quelle che popolano i ricordi e i pensieri notturni. Quelle che lasciamo respirare nelle giornate di vento col mare che si agita e spumeggia nei nostri occhi. Quelle là. Ognuno ha le sue. E le custodisce sotto qualcosa, spero (come le mie bambole) sotto qualcosa di morbido e colorato, che tiene caldo e fa passare il male. Per crescere. Senza dover troppo soffrire.

Il colore segreto

Da dove si comincia, quando si decide di fare una bambola? La scelta  più facile è quella di cominciare dal corpo, così poi si modella la testa con le giuste proporzioni. Ma la scelta più facile quasi mai è quella che ha più senso. La testa è la prima cosa che si comincia a formare nell’embrione, la testa è la prima parte del nostro corpo che prende la spinta per crescere. E così faccio anche io, tutto comincia dalla testa, è lì dentro che si cattura l’essenza della bambola. E’ lì che si sprigiona la sua energia particolare.

Abbiamo capito qual è l’inizio. Ma la testa, da dove si comincia? Da un segreto. Al centro della testa c’è un gomitolino di lana, un nocciolo duro, la radice che la collega al bambino. Il colore di questa lana è la luce che mettiamo dentro la bambola, l’augurio, la strada sulla quale immettiamo la piccola creatura nel mondo. La prima cosa da scegliere è il colore di questo gomitolo segreto.

La luce e il candore del bianco.

Il calore del rosso.

L’energia spirituale dell’arancione.

La calma fresca dell’azzurro.

La gioia speranzosa del verde.

Questo segreto determina la spinta della bambola nella sua specifica direzione. Ne determina l’espressione. Ne calibra la forza. Se il grembiule della bambolaia è lo scudo, il colore segreto è la lancia. Così equipaggite, le bamboline sono pronte ad affrontare il mondo. Accanto al bimbo che viene loro affidato.