Una particolare forma di meditazione

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Capitemi. Non credo che spiritualità abbia niente a che fare con la religione. Non sono una persona religiosa, non mi piace nessuna religione. Ma non riesco a rinunciare ad una dimensione spirituale nella mia vita. O, ancora meglio, nelle mie giornate. La mia dimensione spirituale è una cosa paradossalmente molto concreta, con degli ingredienti precisi e facilmente riconoscibili. Dentro c’è: tempo per me sola e qualcosa di bello da fare. Naturalmente, il telefono tace, il computer è spento. La musica invece, non credo che sia un elemento che rompa il silenzio. Aiuta, invece, a creare il silenzio nei pensieri. Culla e addormenta le tante (troppe) voci interiori non sempre gradite e gradevoli. E poi viene l’idea e le mani trovano il ritmo. Il tempo si ferma. La mente dorme accucciata sotto una copertina morbida. Ci spalancano le porte della mia anima e tutto viene invaso dalla fantasia, dai colori, dai pensieri robusti e salutari, dai ricordi belli. Il tempo che scorre fa lo stesso rumore dello scroscio di una corrente cristallina. Il respiro si fa largo e profondo. Non c’entra il lavoro, non c’entra il fare. Entrano in gioco il ricevere, le energie sottili, la liberazione, come una risata che ti scuote la pancia e ti lascia più leggera e col fiato corto. E alla fine di tutto rimane una bambola che ti guarda e ti sorride e partecipa della gioia e dell’armonia. Perciò, cara gente che continui a dire che è tempo di smettere di perdere il sonno dietro le bambole io rispondo che proprio no, non ne ho nessuna intenzione. Anzi.

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La ferita nascosta

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Come ognuno di noi, anche le bambole portano con sé, ben nascosta, una ferita. La loro è sempre nella testa, ben coperta dai capelli. La questione può sembrare che abbia aspetti esclusivamente pratici, ma non è così semplice. Non so se lo sapete, ma la testa di una bambola è composta da due parti: il sottotesta e “la pelle”. Una volta data la forma alla testa grazie a tanta bella lana profumata, a un sottile tubo di garza e a lunghi fili di lino molto resistenti, si prepara una specie di tasca con il jersey color pelle e si infila il sottotesta lì dentro. In una tasca chiusa in basso e aperta in alto. L’apertura, naturalmente deve essere cucita. Logico, no? Eppure no! Qualcosa mi sfugge, se no non sarei qui a quest’ora di notta a scrivere un post su questo argomento.

Il “cranio di lana” che va dentro, grosso modo, è sempre lo stesso, la tasca viene creata apposta per contenere quel sottotesta eppure, ogni volta, nonostante il numero e la qualità dei fattori rimanga invariato, il risultato cambia. Sempre. Una volta cucita la tasca, la chiusura, la sutura, la cicatrice è sempre diversa. Non c’è una bambola che abbia una chiusura uguale a un’altra. Specifico: non sono io che decido questa forma. La stoffa, naturalmente, non deve fare pieghe sulla faccia e per ottenere questo risultato devo assolutamente seguire il suo andamento. Assecondarla. Alcune hanno scelto una chiusura in tutto e per tutto simile alla “fontanella” dei neonati. Altre, invece, hanno preferito cuciture più lunghe e articolate, ampie, frastagliate come la linea di una scogliera sull’Oceano. I capelli coprono tutto, naturalmente, e questa ferita che nasce insieme alla bambola rimane nascosta. Come tutte le ferite importanti, quelle che nascono con noi o che ci fanno nascere nuovi in qualche aspetto. Quelle che determinano un cambiamento, quelle che popolano i ricordi e i pensieri notturni. Quelle che lasciamo respirare nelle giornate di vento col mare che si agita e spumeggia nei nostri occhi. Quelle là. Ognuno ha le sue. E le custodisce sotto qualcosa, spero (come le mie bambole) sotto qualcosa di morbido e colorato, che tiene caldo e fa passare il male. Per crescere. Senza dover troppo soffrire.

Il colore segreto

Da dove si comincia, quando si decide di fare una bambola? La scelta  più facile è quella di cominciare dal corpo, così poi si modella la testa con le giuste proporzioni. Ma la scelta più facile quasi mai è quella che ha più senso. La testa è la prima cosa che si comincia a formare nell’embrione, la testa è la prima parte del nostro corpo che prende la spinta per crescere. E così faccio anche io, tutto comincia dalla testa, è lì dentro che si cattura l’essenza della bambola. E’ lì che si sprigiona la sua energia particolare.

Abbiamo capito qual è l’inizio. Ma la testa, da dove si comincia? Da un segreto. Al centro della testa c’è un gomitolino di lana, un nocciolo duro, la radice che la collega al bambino. Il colore di questa lana è la luce che mettiamo dentro la bambola, l’augurio, la strada sulla quale immettiamo la piccola creatura nel mondo. La prima cosa da scegliere è il colore di questo gomitolo segreto.

La luce e il candore del bianco.

Il calore del rosso.

L’energia spirituale dell’arancione.

La calma fresca dell’azzurro.

La gioia speranzosa del verde.

Questo segreto determina la spinta della bambola nella sua specifica direzione. Ne determina l’espressione. Ne calibra la forza. Se il grembiule della bambolaia è lo scudo, il colore segreto è la lancia. Così equipaggite, le bamboline sono pronte ad affrontare il mondo. Accanto al bimbo che viene loro affidato.