Ovvio! Meglio la mamma!

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Ci tengo a precisare una cosa per me importantissima, parte integrante della mia identità non solo di bambolaia, ma di donna e di mamma. Non mi piacciono gli oggetti transizionali, e se qualcuno dovesse pensare che l’intenzione dei miei Pupini sia quella di dotare un cucciolo uomo di un oggetto di questo tipo, sappia che no, non è la mia intenzione.

Per chi non mastica tutti i giorni pane e pedagogia, ecco l’ottima definizione di Wikipedia del significato di queste parole oscure: Nello sviluppo infantile umano, un oggetto transizionale è un qualcosa, solitamente un oggetto fisico, che prende il posto del legame madre-figlio. Gli esempi più comuni includono bambole, orsacchiotti o coperte.

È un concetto introdotto da un pediatra e psicoanalista, Donald Winnicott che, per tantissimi altri versi mi piace molto! Anzi, moltissimo!

Torniamo a noi: un oggetto transizionale è quella bambolina, orsacchiotto, copertina di cui alcuni bambini non possono fare più a meno. Sarebbe una specie di “mamma sostitutiva” quando mamma non c’è. Leggo troppo spesso, vicino a una foto di un pupazzetto morbidoso adatto a bimbi molto piccoli, che sarà un ottimo compagno di gioco per il piccolo. Questo discorso mi va bene, ma solo dopo un tot di mesi, meglio un anno, dai. Alla fine dell’esogestazione, un bambino ha piacere di interagire con oggetti e col mondo, ma sempre attraverso e insieme alla mamma. O comunque a una persona umana che gli vuole bene.

Quindi a quel punto ben vengano le bamboline, copertine e tutto il resto (gli strumenti musicali fatti in casa, i sassi, le conchiglie, i fiori e i mestoli di legno… J ).

Nessuno però pensi che esistano magici oggetti in grado di far rimanere un bambino sereno e tranquillo, da solo, nella sua culletta. Mentre la mamma può fare altro. Un bambino piccolo non sa “intrattenersi da solo”, non “si annoia” e quindi un pupazzetto non può rompere la sua noia e intrattenerlo e farlo felice.

A me piacciono i bimbi portati addosso, che partecipano alla vita familiare. E quindi? Perché faccio i Pupini? Premetto che più che farli, a me piace insegnare a farli o farli insieme alla mamma. Mi piace che siano le mamme a cucirlo, comporlo, modellarlo, dargli il primo bacio, incontrare il suo sguardo per la prima volta. Ma se questo non è possibile, cerco di trascorrere del tempo con la mamma, tempo da dedicare all’immaginazione. Che, in parole povere, significa incontrare il proprio bimbo, come succede nei sogni, nel fantasticare ad occhi aperti. Serve a raccogliere intenzioni e benedizioni e canalizzarne l’energia in un oggetto che possa conservarla e ricordarla, in momenti successivi, di grande gioia o di grande fatica.

Il Pupino è un “luogo” speciale in cui incontrare la creatura che sta arrivando. Conoscerlo e interagire con lui prima che nasca. E’ lo stesso essere, la stessa creatura che stringeremo tra le braccia prima o poi.

Ma io mi chiedo: perché un bambino dovrebbe preferire un oggetto al legame madre-figlio? I bambini preferiscono la mamma, per il semplice motivo che è meglio la mamma, il suo tiepido seno, le sue tenere braccia. Non c’è oggetto stupendo o copertina meravigliosa, che possano degnamente sostituirla. Ecco il senso dei miei Pupini. Passiamo del tempo a incontrare i bambini che portiamo nel mondo. Conosciamoli da prima che nascano.

Un bambino, per quanto piccolo, non può essere ingannato. Sa benissimo che un pupazzetto, anche se odora di mamma, non è la mamma! Con buona pace dell’ottimo messer Winnicott.

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Come fare un Pupino: tutorial

Chi sa parlar bene li chiama doudou, ma a me piace chiamarli Pupini. Mia nonna le bambole le chiama Pupe. E queste sono bamboline piccole, tenere, buffe, adatte alle manine dei più piccoli. Devo dire però che riscuotono successo anche presso i bimbi più grandi e non solo. Ne o fatti per persone che custodiscono il loro bimbo interiore in un corpo “anagraficamente” cresciuto. 🙂

Per festeggiare i nuovi traguardi della mia pagina Facebook, voglio condividere con tutti la soddisfazione di realizzare il proprio Pupino. E’ molto semplice, non servono grandi conoscenze di cucito. Seguite il link e troverete quel che cercate. Tutorial Pupino

Di seguito, i cartamodelli: Pupino 2 Pupino_cartamodello

A chi vuole proverci, però, chiedo un solo, piccolo favore. Una foto di ciò che nasce sulla mia pagina: https://www.facebook.com/MiRaccontiUnaBambola

Per gioire con voi e per vedere i fratellini o cuginetti dei miei Pupini sparsi per il mondo. Grazie a tutti per essere qui con me a condividere la passione per le cose piccole, semplici e belle della vita. Piccole, semplici e belle, come un sorriso.

 

 

Avere un’idea e inseguirla a tutti i costi

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Come tantissime cose belle e sorprendenti, anche questa avventura è cominciata “per caso”. Sono una mamma, un po’ girovaga e giramondo. Una donna di quelle che ha sempre lavorato e che è bastata a sé stessa. Poi sono arrivate le mie bellissime bimbe, nate entrambe a Trieste. E poi ci si è messa in mezzo la vita, che spesso, ha molta più fantasia di noi. Per diversi motivi, mi sono trovata a vivere a Reggio Emilia, con la famiglia riunita, ma senza un lavoro. E due bambine molto piccole da gestire senza aiuti. E poi la crisi. Ma io con le mani in mano non riesco proprio a stare e allora, per riempire le lunghe serate che altrimenti avrei passato appiccicata al computer, ho cominciato a cucire bambole waldorf. Le prime due per le mie bimbe. E poi loro le portavano  all’asilo, perché sono diventate subito inseparabili. E poi qualche mamma ha cominciato a chiedere. E così, pian piano, le cose hanno preso a muoversi da sole. E nella mia mente, si è affacciata la parola “bambolaia”. Le mie bambole sono fatte di materiali naturali (lana e cotone), sono calde e un po’ rustiche. Sono un omaggio a quelle bambole di pezza che le mamme e le nonne di un tempo realizzavano per figlie e nipotine.

Ogni creaturina di lana nasce per un bambino e cerca di assomigliargli o di richiamare qualche sua caratteristica. Visto che prima di ogni bambola c’è il racconto che mi viene fatto del bambino, in settembre è nato il mio progetto: Mi racconti una bambola? Ho cominciato con una pagina su Facebook (https://www.facebook.com/MiRaccontiUnaBambola), un posto in cui pubblicare le foto delle mie bambole e condividerle con le amiche e chiunque volesse dare un’occhiata. Non mi aspettavo il successo che ha riscosso, fondato semplicemente sul “passaparola” senza alcun tipo di pubblicità. Adesso sento l’esigenza di uno spazio più grande e confortevole, in cui condividere quello che c’è dietro quest’arte antica, che, più che una forma di artigianato, è una forma di meditazione.  E così, da qualche giorno Mi racconti una bambola? è sbarcato anche su WordPress (https://miraccontiunabambola.wordpress.com/). Dove mi porterà questo progetto? Al momento non lo so, ma sono curiosa di scoprirlo insieme alle mie figlie e a chi avrà il piacere di condividere con me un pezzo del cammino.

Lasciar andare

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Questa mattina sono stata in Posta, con un Pupino impacchettato in una mano e un foglietto con appuntato sopra un indirizzo nell’altra. Un Pupino da mandare a destinazione, in quella che sarà la sua casa, da oggi in poi. Ecco, questo per me è il momento più difficile. Sistemare il sacchetto, chiuderci dentro la bambola e decidere di lasciarla andare. Quel viaggio da soli, chiusi in un pacco e sballottolati qui e là da mani inconsapevoli e frettolose mi impensierisce. Spero sempre che arrivino presto e che presto vengano accolti bene nell’altra casa.

Non è così semplice aprire le mani e lasciar andare, pensare che saranno felici anche fuori di te. Ogni tanto mi metto a guardare le foto, che ormai sono tante, delle mie piccole creaturine in giro per il mondo. A volte ricevo notizie o foto, che mi rallegrano e mi riempiono il cuore.

Ma la nostalgia poi, viene lasciata andare anche quella e al suo posto sopravviene un nuovo progetto, una nuova richiesta, una nuova storia che qualche mamma o qualche bimbo mi suggeriscono. E via, che si va, con entusiasmo e cura. La mente immagina e le mani seguono il ritmo del pensiero e una nuova bambola nasce. E anche quella piccola nuova nata diventerà una foto per il mio album e partirà anche quella, perché la vita deve circolare e tutto deve scorrere, perché non si riceve niente se non si lascia andare qualcosa.

Buon viaggio, Pupino!

Buon viaggio, Pupino!